Nella prima metà del 1200,
il Casalis Siani ebbe una signoria propria: era
molto richiesto e autonomo sia dalla contea di
Nocera che dallo stesso Castaldato di San Severino,
“pur rimanendo”, come ci riferisce
il Palmieri, “nel territorio del castaldato,
racchiuso nei suoi confini territoriali, in esecuzione
degli Editti di Ruggiero I il Normanno, con i
quali, trasformandosi le vecchie signorie, vennero
stabiliti i definitivi confini dei territori feudali
e dei castaldati del Principato Citra”.
Per effetto del privilegio di Carlo I d’Angiò
del 30 agosto 1274 Andriotto Riccardi e sua moglie
Giovanna risultavano proprietari legittimi del
feudo del casale di Siano, pervenuto, per successione,
dalla signora Dadea.
All’inizio del 1200 Siano era un feudo,
dal momento che nel 1003 era compresa nella Contea
di Nocera, mentre figurava nel castaldato di San
Severino anche dopo il 1100, durante la dominazione
normanna.
Nel 1436 il feudo era passato ai Denticola, che
lo tennero fino al 1486, il 24 maggio, secondo
il Palmieri; quando il re Ferdinando I d’Aragona
spodestò del feudo del casalis Siani il
Denticola, ne fu investito il magnifico Ludovico
de Rynaldo, soprannominato “Mosca”,
come premio alla sua fedeltà e servigi
alla corte reale e soprattutto per i meriti acquisiti
da Matteo de Rinaldi che “fu uno dei due
oratori inviati dalla cittadinanza barese al re
Ferdinando d’Aragona nel 1465”.
Nel 1504 gli Spagnoli successero agli Aragonesi
nel Regno di Napoli. Con i nuovi padroni il feudatario
di Siano, come del resto gli altri signori e baroni
del Mezzogiorno, si vide limitare notevolmente
l’autonomia di cui aveva goduto. Infatti
nella relazione della visita che il cardinale
Cervantes fece a Siano nel 1511 venne sottolineato
il sentimento “magnae devotionis”
dei sianesi per il Santo martire non meno che
per S. Sebastiano, la cui cappella, costruita
al centro per comodità dei fedeli, sorgeva
su una cripta che Don Gioacchino, come già
detto, fa risalire al 1500.
La peste che poteva sterminare la nostra popolazione,
fu scongiurato sia dalla saggia previdenza del
Duca, sia dalla protezione dei nostri Santi Patroni
Sebastiano, Rocco e Vito. Rogò a Casa Aliberti
dal 1646 al 1687.
Avviandoci alla fine di un secolo, che nel complesso
risulta positivo per lo sviluppo tanto economico
che sociale e religioso della nostra comunità,
che nel 1692 contava 671 tra “familias et
personas”, assistiamo ad una fase piuttosto
confusa nella direzione politica, che ebbe le
sue conseguenze negative sulla vita del nostro
Ducato.
Fu nell’anno 1703 che Siano perse il titolo
di Ducato per ridiventare Baronia, infeudata dalla
famiglia De Luca, d’antica nobiltà
della città di Trani. D’altra parte
a quell’epoca il popolo era abituato a vedere
nella figura del Signore (Duca o Barone che fosse)
il vero ed unico padrone del feudo, dal momento
che aveva la giurisdizione su “fortezza,
homini., Conseguenza diretta di questa favorevole
condizione economica e sociale è l’incremento
demografico e la partecipazione di Siano, come
tiene a sottolineare d. Gioacchino, alle lotte
liberatorie e alla vita delle conquiste civili
che portano fino alla rivoluzione francese”.
In un documento del 1763 leggiamo: “Ratizza
del denaro che si deve contribuire da benistanti,
ecclesiastici, luoghi pii, e Sig. Barone di questa
terra di Siano per causa dell’annona,e provista
di questa terra…”. Notevole impulso
ebbe l’attività dei pastai che a
Siano erano molto abili nella produzione di quelli
che a quell’epoca venivano chiamati “maccaroni”,
e quella dei coltivatori della seta che erano
ritenuti dei veri e propri “mastri”.
La Signoria Marchesale dei De Luca durò
fino al 1805 e si adoperò a tenere il nostro
Casale lontano dagli sconvolgimenti che segnarono
per sempre la storia del mondo e anche del Mezzogiorno
d’Italia a cavallo tra il 1700 e il 1800.
E' del 1805 la testimonianza di
L. Giustiniani, che testualmente afferma: “Siano,
terra in provincia di Principato citeriore, compresa
nella diocesi di Salerno, da cui è lontana
miglia 9 incirca. 103 della legge 12/12/1816,
mentre era Sindaco Andrea Izzo.
Non meno interessante era la vita economica del
paese, che, diviso in tre quartieri (Chivano,
di mezzo o avanti la Chiesa, di basso o Piedi
del Pozzo), da una parte beneficiava della vendita
del legname dei boschi demaniali, dall’altra
intensificava il commercio del vino e della frutta
con i Comuni vicini, mentre si svolgevano regolarmente
gli appalti del macello e della panificazione:
molto spesso la popolazione veniva gravata di
ulteriore imposta sulla farina per le esose richieste
degli appaltatori. Dal 1807, quando il paese contava
2200 abitanti, si erano registrati scarsi progressi
nella diffusione della cultura e nell’affrontare
i problemi dell’istruzione fino all’epoca
della restaurazione. Nel 1815 gli alunni che frequentavano
le scuole primarie erano in tutto 46.
Infatti già dal 1816, nella seduta del
30 luglio, si ravvisò la necessità
di proteggere i cittadini e il centro abitato
dalle frequenti rovinose alluvioni. In quella
circostanza furono approvati lavori “necessari
a farsi ne’ valloni che sovrastano l’abitato
del Comune di Siano”. Il 1824 fu istituita
un’apposita Commissione di architetti per
l’ “inalveazione del torrente che
danneggia l’abitato di Siano”; bisognava
intervenire soprattutto nel trivio detto Cortemeola.
Nel 1832 il Sindaco di quest’ ultimo Comune
scrisse al collega di Siano, Sabastiano Palmieri,
che anche allo scopo “di allontanare le
delinquenze festive che frequentemente han luogo
nelle montagne di Sarno, è stato progettato…di
costruirsi una strada rotabile da Sarno a Siano”.
In quegli anni l’esistenza di un garibaldino
in mezzo alla nostra gente è testimonianza
di una partecipazione attiva del nostro popolo
alle gloriose vicende che segnarono la storia
del nostro Risorgimento. Fra questi uomini v’era
Saverio Di Nocera di Siano”. Non dimentichiamo
che la popolazione, nella stragrande maggioranza,
era interessata ai lavori dei campi, il resto
si dedicava all’artigianato, all’allevamento
delle capre, alle attività legate alla
montagna (carbonai, segantini, mannesi, taglialegna).
Il 1901 è caratterizzato da impegni intensi
nel settore dei lavori pubblici. |