Incastonato nel verde della valle dell'Irno
e guardato dai contrafforti dei giganteschi dirupi
di calcare stratificato dei monti Picentini, per
la sua collocazione geografica di crocevia tra
le province di Avellino, Salerno e Napoli e di
confluenza delle valli della Solofrana, dell’alto
Sarno e dell’Irno, il territorio di Fisciano
è stato abitato fin dal Paleolitico.
Quanto ai primi abitanti della zona, sono due
le ipotesi più accreditate. La prima si
rifà a Virgilio (Eneide Libro VII), che
dice che i primi ad insediarsi furono i Sarrastri,
futuri fondatori di Sarno. La seconda, ritenuta
più credibile, considera i Sarrastri un
popolo mitico, in quanto il primo popolo storico
ad insediarsi è stato quello degli Osci.
Ritrovamenti di tombe risalenti al IV secolo a.C.,
nella zona di Mandrizzo-Pattano, hanno confermato
inoltre che, in quel tempo, c’erano in zona
insediamenti degli Etruschi, probabilmente integrati
con le popolazioni autoctone del ceppo osco e
sannitico-irpino.
A cavallo tra il VI e il V secolo a.C. dunque,
la valle dell'Irno costituiva un importante sbocco
naturale verso il mare ed Osci ed Etruschi vi
avevano costituito numerosi insediamenti, anche
se i loro traffici erano contrastati dalla potenza
navale di Cuma e della colonia greca di Poseidon
(Paestum).
I Romani penetrarono invece nelle valli del Sarno
e dell'Irno, provenendo da Pompei e si stabilirono
nella vallata dell'Irno intorno all'88 a.C., dopo
che Silla prevalse su Mario e decise di elargire
terre ai veterani, che avevano combattuto al suo
fianco contro Mario.
Le terre fiscianesi vennero così divise
in Centurie ed affidate alla cura delle famiglie
romane che vi si trasferirono, come testimoniano
i resti di un'antica Villa romana, venuta alla
luce nel 1981 in località Macchione.
Il dominio romano durò fino all'invasione
barbarica. Infatti i Bizantini, dopo aver sconfitto
i Goti nella battaglia sul Sarno, dominarono Salerno
e tutta la valle dell'Irno, fino a che, a loro
volta, cedettero ai Longobardi.
Nel 640, il Duca longobardo Arechi I tentò
invano di occupare Napoli e così concentrò
tutte le forze nella valle dell'Irno, che divenne
campo base per la futura occupazione longobarda
di Salerno.
Dopo i Longobardi, si stabilirono nella zona
i Normanni (nel 1066 circa), che con Turgisio,
venuto al seguito di Roberto il Guiscardo, annetterono
il territorio di Fisciano allo Stato dei Sanseverino.
Turgisio (o Troisio) si impadronì anche
di altri territori a nord di Salerno, di proprietà
della Chiesa e per questo venne scomunicato. Restituiti
allora alcuni territori, Turgisio stabilì
la sede della sua signoria nel vecchio Gastaldato
longobardo di Rota, ove germinò la potente
dinastia dei Sanseverino, alla cui vicende restò
legata anche Fisciano, fino alla caduta della
dinastia nel 1553. In tale periodo tuttavia, l'intero
territorio conobbe un certo sviluppo agricolo,
commerciale ed artigianale.
Nel 500 Fisciano, inserita ormai saldamente nello
Stato dei Sanseverino, visse infatti la sua stagione
più feconda e vide il suo territorio fiorire
di ville patrizie e laboratori artigianali di
chiara fama in tutto il Regno aragonese di Napoli.
Nel 1553 decadde la famiglia Sanseverino e, poiché
il principe di Salerno, Ferrante, morì
ad Avignone mentre si recava a chiedere aiuto
a re Enrico II, Carlo V concesse il suo stato
al Capitano Ferrante Gonzaga e ai suoi figli.
Nel 1583, Ferrante Gonzaga vendette lo Stato di
Sanseverino ai Duchi Carafa di Nocera, che lo
cedettero a Francesco Maria Carafa, il quale,
nel 1596, lo cedette 'sub hasta' a Diana Caracciolo,
marchesa di Monteforte, che dichiarò di
averlo acquistato (per 134.000 ducati) per conto
del fratello Camillo, principe di Avellino. Ed
ai Caracciolo di Avellino restò fino all'eversione
feudale, quando lo Stato di Sanseverino fu diviso
in quattro (Calvanico, Penta, Acquamela e Mercato).
Fisciano seguì dunque le sorti dello Stato
dei Sanseverino, anche se conobbe nei secoli successivi
una grande industriosità e vivacità
artistica, con il pittore di Penta, Michele Ricciardi
e con Giuseppe Celentano, autore di pregevoli
opere artistiche in rame.
Durante il decennio francese (1806-1815), con
la soppressione della feudalità e la riorganizzazione
amministrativa del Regno di Napoli, Fisciano divenne
Comune autonomo, nel 1810.
Tra i tanti cittadini che diedero lustro al nuovo
Comune, si possono menzionare Carlo Nicodemi (1615-1694),
vescovo di Marsiconuovo; il pittore Michele Ricciardi
(1672-1753), formatosi alla scuola del Caravaggio,
Pietro Sessa, patriota carbonaro (1788-1828);
Rubino Nicodemi, matematico (1850-1929); Carlo
Alberto Alemagna, filosofo e pedagogista (1864-1927);
Raffale Ianniello, generale (1888-1941); Rocco
Galdieri (1878-1923), autore di famose canzoni
napoletane e riviste teatrali, e Giovanni Venditto,
armiere, primo fabbricante di una pistola automatica
datata 1823, che oggi è conservata nel
Museo delle Armi a Milano. |